Autocertificazione
La dichiarazione che sostituisce il certificato.
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Come funziona
- Scegli che cosa dichiari: la pagina sceglie di conseguenza l'articolo di legge giusto.
- Compila le tue generalità e, se la formula standard non basta, la dichiarazione stessa.
- Indica a quali usi serve: molti uffici vogliono quella riga.
- Scarica, stampa, firma e allega la fotocopia di un documento d'identità.
Domande frequenti
- Che cos'è l'autocertificazione?
- Una dichiarazione che firmi al posto di un certificato. Dal D.P.R. 445/2000 una pubblica amministrazione non può chiedere al cittadino un certificato che può verificare da sé — residenza, nascita, cittadinanza, stato di famiglia, titolo di studio — quindi il fatto lo dichiari tu e l'ufficio lo controlla. È un diritto, non una cortesia.
- Articolo 46 o articolo 47?
- L'art. 46 riguarda i fatti che la pubblica amministrazione già possiede: residenza, nascita, cittadinanza, titolo di studio. L'art. 47 è la dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà, per ciò che solo tu puoi attestare — di essere erede, che una copia è conforme, di non aver ricevuto qualcosa. La pagina stampa quello giusto invece di metterli entrambi e sperare.
- Devo allegare il documento?
- Sì, a meno che tu non firmi davanti all'incaricato che la riceve. Basta una fotocopia non autenticata (art. 38). Dimenticarla è il motivo più comune per cui torna indietro.
- La accettano banche e privati?
- Possono, ma non sono obbligati. L'obbligo di accettarla vale per le pubbliche amministrazioni e per i gestori di pubblici servizi. Un privato può pretendere il certificato, e le banche spesso lo fanno.
- Che cosa rischio se dichiaro il falso?
- L'art. 76 lo qualifica come reato, e la dichiarazione lo riporta in testa — quella frase è ciò che trasforma il foglio in una dichiarazione sostitutiva invece che in un appunto. Si decade inoltre dai benefici ottenuti con la dichiarazione non veritiera.
- È gratis?
- Sì. Il piano gratuito aggiunge una riga piccola in fondo al foglio; con Pro non compare.